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  12 . Velieri e cannoni: il successo portoghese in Asia.
  Da: C. M. Cipolla, Vele e cannoni, Il Mulino, Bologna, 1983 .
     
         Se  le  motivazioni  dei  viaggi atlantici  furono  di  varia
         natura  (economica,  scientifica e religiosa),  le  conquiste
         dei   portoghesi  in  Asia  nel  Cinquecento  furono   dovute
         principalmente,  secondo  lo storico  italiano  contemporaneo
         Carlo   Maria  Cipolla,  alla  netta  superiorit  navale   e
         militare  -  in sostanza tecnologica - vantata nei  confronti
         delle  popolazioni  che  si  affacciavano  sul  mar  Rosso  e
         sull'oceano Indiano (musulmani, indiani e cinesi).
     
Molto  meno decantate [di quella di Lepanto del 1571] le vittorie  dei
portoghesi sui musulmani nell'Oceano Indiano durante la prima met del
sedicesimo secolo furono storicamente di portata molto maggiore.  Dopo
l'arrivo  di  Vasco da Gama a Calcutta, i musulmani  non  tardarono  a
rendersi   conto  che  la  presenza  dei  legni  [velieri]   cristiani
nell'Oceano  Indiano  apriva  un  nuovo  fronte,  minacciava  le  loro
posizioni e rovesciava il tradizionale equilibrio di forze.  Nel  1507
una  flotta con non meno di 15.000 uomini lasci l'Egitto agli  ordini
dell'ammiraglio Mir Hussain con lo scopo di sterminare  i  portoghesi.
Ma  questi  la sconfissero a Diu [isola e citt dell'India] nel  1509.
L'attacco  fu  ripetuto e furono organizzate nuove  spedizioni,  ma  a
dispetto  di  qualche successo isolato, i musulmani fallirono  i  loro
tentativi  e  i  cristiani affermarono il loro strapotere  sull'Oceano
Indiano.
     E'    stato   scritto   che   l'insuccesso   dei   musulmani   fu
principalmente dovuto alla mancanza di legname da costruzione. Secondo
questa  tesi, "la mancanza di legname sulle rive del Mar Rosso  e  del
Golfo Persico" imped agli egiziani (prima del 1517) e ai turchi (dopo
il  1517)  di  allestire flotte efficienti per la  difesa  dell'Oceano
Indiano.  Non  si  pu  negare che la mancanza  di  legname  cre  dei
problemi ai musulmani, ma essi riuscirono a superare questo genere  di
difficolt  trasportando il legname da altre  zone.  In  effetti,  nel
corso  del sedicesimo secolo, essi armarono, nel Mar Rosso, una flotta
dopo   l'altra.  La  ragione  essenziale  del  loro  fallimento  stava
piuttosto  in tecniche di guerra navale superate dai tempi. I  turchi,
come  i  loro nemici tradizionali, i veneziani e il Sovrano Ordine  di
Malta, non si resero conto dell'importanza e delle implicazioni  della
rivoluzione   navale  compiuta  dalle  potenze  atlantiche.   Rimasero
medioevali  quando  l'et moderna era gi iniziata.  Sulle  loro  navi
impiegavano  cannoni  (sempre nella loro maniera primitiva)  e  fecero
anche  uso  di velieri. Ma fondamentalmente continuarono  a  dipendere
dall'energia  umana:  rimasero attaccati alla  vecchia  tattica  dello
speronamento e dell'abbordaggio e le galere rimasero sempre il  nucleo
essenziale  della loro forza navale. Nell'Oceano, contro i portoghesi,
i  musulmani combatterono come avevano combattuto a Lepanto. Nel 1551-
1552 quando la flotta di Piri avanz verso il Golfo Persico, nel 1576-
1577  quando Ali Bey guid una spedizione navale contro Muscat,  nella
difesa  di  Aden con l'ammiraglio Khidr Beg, furono sempre  le  galere
grosse,  le  qadyrgas, a sostenere il peso della  battaglia.  Anche  i
portoghesi impiegavano galere, ma il fondamento della loro flotta  era
il  veliero  oceanico. In un mare piccolo e chiuso  le  galere  grandi
avevano ancora buone possibilit di successo. Non  un caso che  n  i
portoghesi n gli olandesi riuscirono mai a stabilirsi sulle rive  del
Mar  Rosso. Ma sull'Oceano per le galere non c'era scampo. Quando  non
venivano  affondate dai cannoni dei grandi velieri,  le  galere  erano
preda della furia degli elementi.
     
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     Verso  la  fine del sedicesimo secolo i turchi impararono  a  far
uso dei velieri oceanici. Nei primi decenni del secolo diciassettesimo
i barbareschi della costa nordafricana organizzarono una considerevole
flotta  per attivit di pirateria, ma l'Impero Turco nel suo complesso
non riusc mai a ricuperare il tempo perduto. Al contrario. La tecnica
navale  dell'Occidente  progred sempre  pi  celermente  e  i  turchi
rimasero irrimediabilmente indietro, sempre pi nel corso dei secoli.
     [...]
     E'  certo  che in Asia l'artiglieria era nota molto  tempo  prima
dell'arrivo  dei  portoghesi. E' probabile  che  sino  all'inizio  del
quindicesimo secolo i cannoni cinesi fossero di qualit almeno pari  a
quella dei cannoni occidentali, se non migliori.
     Tuttavia,   nel  corso  del  quindicesimo  secolo  la  tecnologia
europea  fece  notevoli progressi e nel 1498 "l'armamento  delle  navi
lusitane  era  qualcosa  di  interamente nuovo  e  inatteso  nei  mari
dell'India   [e  della  Cina]  e  diede  un  immediato  vantaggio   ai
portoghesi.  Quando  Vasco  da  Gama arriv  a  Calicut  l'artiglieria
europea era incomparabilmente pi potente di qualsiasi tipo di cannone
mai  costruito in Asia, e nei testi dell'epoca non  difficile trovare
l'eco   di   quell'insieme  di  terrore  e   di   sorpresa   sollevati
dall'artiglieria europea. Un brano del Rajavali cos descrive l'arrivo
dei  portoghesi  a  Ceylon: "ed ora accadde che  una  nave  portoghese
giungesse  a  Colombo, e il re venne informato  che  nel  porto  erano
arrivati  uomini  molto  bianchi  e  belli  che  portavano  stivali  e
copricapi di ferro e che non si fermano mai in alcun luogo. Mangiavano
una  sorta  di  pietra bianca e bevevano sangue. E  se  compravano  un
pesce,  davano in cambio due o tre ride d'oro, e inoltre,  possedevano
cannoni  dal  rumore simile al tuono e una palla lanciata  da  uno  di
essi,  dopo aver percorso una lega, potrebbe abbattere un castello  di
marmo".
     Quando  i  portoghesi giunsero in Cina, la fama dei loro  cannoni
li  aveva  preceduti:  forse dal 1511, quando si  impadronirono  della
Malacca,  o forse anche prima. Il nome dato ai cannoni portoghesi  dai
cinesi  che  li  descrissero  fu Fo-lang-ki,  nome  che  probabilmente
significava "franchi", e Kou Ying-Siang, lo studioso, ammon che  "Fo-
lang-ki  il nome di un paese e non di un cannone".
     Quando  nel 1517 Ferno Peres gett l'ancora nel porto di Canton,
la prima cosa che fece fu di sparare una salva di cannonate di saluto.
Ma,  per dirla col professor Chang, "non era mai passato per la  testa
dei cinesi che un'esibizione di strumenti di guerra potesse essere una
dimostrazione di rispetto o un'espressione di cortesia". La  gente  fu
presa  dal terrore e i mandarini fecero ampie proteste. Gli spaventosi
racconti che essi avevano udito circa i "barbari dal grande naso" e le
loro  temibili  armi erano dunque ampiamente confermati.  Alcuni  anni
dopo  il  fatto, il censore Ho Ao scriveva: "I Fo-lang-ki  sono  molto
forti  e  crudeli.  Le loro armi sono superiori a quelle  degli  altri
stranieri.  Alcuni  anni fa giunsero improvvisamente  nella  citt  di
Canton  e  il  rumore dei loro cannoni fece tremare il  suolo".  E  il
mandarino   Wang-Hong  commentava:  "I  Fo-lang-ki  sono  estremamente
pericolosi  a  causa della loro artiglieria e delle loro  navi  [...].
Nessuna arma costruita dall'antichit storica in poi pu competere coi
loro cannoni".
     Il  rombo  dell'artiglieria europea rec  ai  cinesi,  indiani  e
giapponesi   l'incubo  di  gente  strana  e  violenta,  che   comparsa
inaspettatamente  sotto  la  protezione e  con  la  minaccia  di  armi
terribili  veniva  a  interferire nella  lor  vita.  Come  trattare  i
"diavoli  stranieri"? Combatterli o ignorarli? Imitare e  adottare  le
loro  tecniche e rinunciare alle abitudini e alle tradizioni locali  o
troncare  ogni  rapporto con loro e cercare rifugio  in  un  sogno  di
isolamento?  Essere  o  non  essere? L'ombra  di  un  dubbio  amletico
cominci a permeare l'anima dell'Asia - un dubbio che doveva assillare
questo   continente  per  secoli,  un  dilemma  che  era  tragicamente
insolubile perch entrambe le soluzioni implicavano la resa e la  sola
alternativa alla resa era la morte.
